sabato 30 aprile 2016

VITIGNO IMPIGNO

Uno dei vitigni minori della Puglia è sicuramente l'Impigno, a bacca bianca, antico, non si hanno notizie certe, presumibilmente la sua origine si attesta nella Valle d'Itria, esattamente nel comune di Martina Franca, provincia di Taranto, oggi la produzione è esclusivamente in provincia di Brindisi, precisamente nel comune di Ostuni, dove fu introdotto da un viticoltore, agli inizi del Novecento, di nome Impigno, da cui deriverebbe il nome. Soprannominato anche Uarnaccia o Cannamelu, l'Impigno è un vitigno vigoroso con una buona produzione, preferisce terreni collinari argillosi con buona esposizione, poco resistente alla peronospora a differenza delle altre malattie e avversità, ha un grappolo medio, di forma semplice, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, ovoidale, con buccia sottile e tenera, poco consistente e pruinosa, di colore verde-ambra. Vinificato, di regola, in assemblaggio con la Verdeca, il Francavilla o il Bianco d'Alessano, da' un vino dal colore giallo paglierino dal profumo di agrumi e pesca con note di erbe e fiori di acacia, al gusto è secco, morbido, di buon equilibrio, la gradazione minima è 11°, ottimo come aperitivo, può essere abbinato a zuppa di pesce, risotti a base di pesce, crostacei, formaggi molli e alla classica tiella barese di riso, patate e cozze, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.

venerdì 22 aprile 2016

VITIGNO INCROCIO MANZONI (famiglia)

La ricerca e gli esperimenti condotti negli anni '30 dal prof. Luigi Manzoni, preside della Scuola Enologica di Conegliano, ha consegnato all'ampelografia italiana una famiglia di incroci tra vitigni contrassegnati da numeri, che da lui prendono il nome, sono tutti vitigni autoctoni del Veneto, esattamente della zona di Treviso, diffusi, ormai, quasi in tutta Italia. Sono vitigni che si adattano a terreni e climi diversi tra di loro, preferendo, però, quelli collinari, poco compatti, profondi, freschi e fertili, qui tratteremo di quelli più conosciuti e utilizzati.


 incrocio manzoni 6.0.13 o bianco
Incrocio Manzoni 6.0.13 o Bianco
 Questo vitigno, conosciuto anche come Incrocio Manzoni, è il clone più famoso e utilizzato di questa famiglia, nasce dall'incrocio tra Riesling Renano e Pinot Bianco, rientra nell'uvaggio della DOCG Colli di Conigliano e in varie DOC e IGT. Presenta un grappolo piccolo, conico o cilindrico, spesso alato, mediamente compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico con buccia spessa e consistente, poco pruinosa di colore giallo-verde, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini dal profumo fruttato e floreale, con note di miele e di idrocarburi con l'invecchiamento, delicato, fine, lievemente aromatico, il sapore è sapido, con buona acidità, discreta gradazione, di buon corpo ed equilibrato. Ottimo vino da aperitivo, può essere abbinato a piatti di pesce, risotti, asparagi, formaggi poco stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
incrocio manzoni 2.15 o rosso
 Incrocio Manzoni 2.15 o Rosso                                                                                                                         Questo vitigno, noto anche come Manzoni Rosso, con il suo omologo Incrocio Manzoni 2.14, è un incrocio tra il vitigno Glera (Prosecco)  e il Cabernet Franc, nasce, però, da un errore, in quanto il prof. Manzoni voleva ottenere un vitigno dalla produttività del Glera e gli aspetti qualitativi dal Sauvignon  a bacca bianca, solo che, per errore, la varietà impollinatrice era a bacca nera, per cui si è pensato al Cabernet Sauvignon, solo da un'analisi del DNA nel 2010 si è scoperto che si trattava del Cabernet Franc. E' un vitigno con buona produzione, il grappolo è medio, cilindrico o piramidale, spesso alato, compatto, l'acino è medio, tondo, con buccia spessa, pruinosa, di colore blu-viola, il vino ha un colore rosso rubino intenso dai riflessi violacei, il profumo è fruttato con note di sottobosco, more, lamponi, il gusto è morbido, poco tannico, buona alcolicità, equilibrato, di corpo, la gradazione minima è 11°, si accosta bene a primi piatti con sughi leggeri, carni bianche e arrosti poco strutturati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.                                                                                                                                                                                    
incrocio manzoni 13.0.25 o moscato
Incrocio Manzoni 13.0.25 o Moscato
Questo vitigno, noto anche come Manzoni Moscato, è un incrocio tra il Raboso Piave e il Moscato d'Amburgo, diffuso, sopratutto, in provincia di Treviso, molto utilizzato nella spumantizzazione. Ha un grappolo medio-grosso. piramidale, molto compatto, l'acino è medio-grosso, ovoidale, con buccia spessa, pruinosa, di colore blu-nero, il vino ha un colore rosso rubino scarico, tendente al rosato, con tonalità violacee, al naso è fruttato con note di ciliegia, fragola, agrumi, vaniglia, il sapore è equilibrato, armonico con buona morbidezza, buona acidità e tannicità, leggermente amabile, la gradazione minima è 10,5°, ottimo per i dessert, la temperatura di servizio consigliata è 10°-12°.
                                           
 incrocio manzoni 1.50 o rosa
     Incrocio Manzoni 1.50 o Rosa e Manzoni 2.30
incrocio manzoni 2.30
Questo vitigno è un incrocio tra il Trebbiano e il Traminer Aromatico, distinto in due cloni, il Manzoni 1.50, detto anche Manzoni Rosa, avendo la bacca di color rosa, dominata dall'aromaticità del Traminer, e il Manzoni 2.30, a bacca bianca, dominata dalla caratteristica del Trebbiano con grappolo più grande e contenuto zuccherino più elevato rispetto al fratello. Adatti ambedue alla spumantizzazione, danno un vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdolini, floreale, fruttato con note agrumate e speziate, in bocca è fresco, sapido, gradevolmente caldo, di buon corpo, la gradazione minima è 11°. Ottimo come aperitivo, può essere abbinato a primi piatti e risotti alle verdure, crostacei, carni bianche , la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.                                                                          
                                                      
                                                                                             

venerdì 15 aprile 2016

VITIGNO VIEN DE NUS

Quasi certamente, in analogia ad altri vitigni valdostani, il Vien de Nus appartiene alla famiglia degli Orious, un gruppo di vitigni autoctoni  della Valle d'Aosta, suddiviso in passato in due sottogruppi, Gros e Petit Orious, per questo conosciuto anche col sinonimo di Gros Vien, Gros Rodzo o Gros Orious. E' un vitigno a bacca rossa conosciuto, forse, già ai tempi dei Romani, infatti la leggenda narra che il vino di questo vitigno fosse apprezzato già da Ponzio Pilato, coltivato maggiormente nella zona del paese di Nus è, insieme al Petit Rouge, il vitigno più coltivato della Valle d'Aosta su ambedue i versanti del fiume Dora Baltea. Si presta sia all'allevamento a filare basso, usato nei terreni in pendio, sia a pergolato, usato nel fondo valle, dove il terreno è più profondo e fresco, è un vitigno molto vigoroso con una produzione regolare, è resistente alle malattie e alle avversità climatiche, il grappolo è medio-grande, conico o piramidale, alato con due o tre ali, mediamente compatto, l'acino è grande, sferico, con buccia molto pruinosa, spessa, di colore nero con riflessi blu. Vinificato, di regola, in assemblaggio con altri vitigni della regione, in purezza da' un vino rosso rubino tendente al granato con profumo fruttato di frutta rossa, vinoso, delicatamente intenso con moderata persistenza, dal gusto secco, morbido, fresco, poco alcolico, moderatamente tannico, di buon corpo, la gradazione alcolica minima è 11°, è un vino da tutto pasto, si abbina a salumi ( mocetta), formaggi (fontina), primi piatti con sughi non molto strutturati, cotoletta alla valdostana, ricette di carni rosse tipicamente regionali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 6 aprile 2016

VITIGNO UVA RARA

Diffuso principalmente in Piemonte, nel Vercellese, nel Novarese, nel Tortonese e in Lombardia, nell'Oltrepò Pavese, l'Uva Rara è un vitigno a bacca rossa di antiche origini. Confuso per tanti anni con il vitigno Bonarda già dal Di Rovasenda nel 1877 e successivamente dal Molon nel 1906, oggi, grazie a studi di ricerca, è definito un vitigno ben identificato, anche se in determinate zone viene usato ancora il sinonimo di Bonarda di Cavaglià, Bonarda di Gattinara, Bonarda Novarese, Balsamina, Rairone. Il nome deriverebbe dal grappolo molto spargolo per effetto della colatura che incide sulla sua produt tività, il vitigno viene coltivato su terreni collinari argillosi con sistemi espansi che prevedono più capi a frutto su cordone, ma si adatta anche alla controspalliera, è poco tollerante all'oidio, difficilmente viene attaccato dal marciume e dalla muffa per effetto del grappolo spargolo,medio-grande, conico, a volte tronco, l'acino è medio-grande, sferico, leggermente appiattito, con buccia mediamente pruinosa di colore blu scuro. Consumata spesso come uva da mensa per l'elevato contenuto zuccherino e poca acidità, raramente l'Uva Rara viene vinificata in purezza, viene utilizzata spesso in assemblaggi con piccole percentuali, come nel " Gattinara DOCG " e nel " Ghemme DOCG ". Il vino ha un colore rosso rubino poco intenso con riflessi violacei, fruttato e floreale con note di marasca e viola, poca acidità, scarsamente tannico, buona alcolicità e persistenza con un retrogusto amarognolo, ha una gradazione minima di 11°, buon abbinamento con salumi, primi piatti con sughi leggeri, carni bianche e rosse, formaggi poco stagionati, insomma un vino da tutto pasto da servire ad una temperatura di 16°-18°.