giovedì 15 dicembre 2016

VITIGNO FRANCAVILLA o FRANCAVIDDA

Considerato un vitigno minore a bacca bianca della Puglia, autoctono, è coltivato principalmente nella zona di Francavilla Fontana, da cui prende il nome, e Ostuni, in provincia di Brindisi. Non abbiamo notizie storiche del vitigno Francavilla, sappiamo  che è presente sul territorio da molti anni e che la sua coltivazione così ristretta è dovuta alla sensibilità alle gelate primaverili, all'oidio e alla peronospora, l'allevamento è quello tradizionale della zona, a tendone o ad alberello. Questo vitigno predilige terreni argillosi-calcarei con buona esposizione solare, ha una buona vigoria  e un abbondante e regolare produttività, il grappolo è medio, piuttosto compatto, piramidale, l'acino è medio, sferico, con buccia pruinosa, spessa, di colore bianco-verdastro, viene vinificato quasi sempre in uvaggio con l'Impigno, Bianco d'Alessano e Verdeca. Il vino, se vinificato in purezza, raramente, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, con note floreali ed erbacee, fine, moderatamente consistente, al palato è poco alcolico, sapido,morbido, con gradazione alcolica minima di 11°. E' un vino bianco da tutto pasto che si abbina bene con primi piatti e secondi di pesce, piatti co sughi leggeri, carni bianche, formaggi, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

mercoledì 16 novembre 2016

VITIGNO SCIMISCIÀ o CIMIXA

Il Levante Ligure, area di Chiavari e Lavagna, precisamente Val Fontanabuona, in provincia di Genova, è la zona deputata per il vitigno Scimiscià, autoctono a bacca bianca, inserito nel 2003 tra le varietà raccomandate per la regione Liguria e iscritta nel Registro Nazionale dei vitigni, presso il Ministero Politiche Agricole e Forestali. Il nome sembra derivare dai puntini color ruggine presenti sull'acino, che sembrano le punture di nutrizione della cimice, in dialetto detta Cimicia; da tempo questo vitigno era stato quasi abbandonato e, grazie alla perizia di alcuni viticoltori che non hanno mai smesso di coltivarlo, è ritornato alla ribalta della viticoltura ligure. Non abbiamo notizie storiche certe, ma sappiamo che forse era presente anche in Toscana agli inizi del 1900, lo Scimiscià è un vitigno che si adatta a terreni collinari argillosi-calcarei con buon scheletro, non predilige le zone umide, ha una vigoria elevata e una produzione media e regolare, è molto sensibile alla peronospora, meno all'oidio, il grappolo è di grandezza media, piramidale, alato, da spargolo a mediamente compatto, l'acino è medio, tondo, di colore giallo verde tendente al dorato con puntini color ruggine, se esposti al sole. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini con profumi fruttati e floreali che richiamano agrumi, pesca, albicocca, fiori di campo, acacia, sapido, con buona acidità e alcolicità, fine armonico, con note minerali nel finale, il titolo alcolometrico minimo è 11°, viene vinificato anche nella tipologia passito, grazie  all'apporto zuccherino degli acini. L'abbinamento con la cucina genovese è ideale, ma anche con primi e secondi di pesce, carni bianche, formaggi freschi ed aromatizzati con erbe, uova e acciughe, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

venerdì 28 ottobre 2016

VITIGNO INCROCIO BRUNI 54

La creazione del vitigno a bacca bianca Incrocio Bruni 54 o Dorico 54 è datato 1936 grazie all'ampelografo marchigiano prof. Bruni che dal 1930 al 1950 lavorò al Ministero dell'Agricoltura, incrociando le varietà Sauvignon e Verdicchio, acquistando le caratteristiche dei due vitigni. Quasi abbandonato in passato per la scarsa produttività e utilizzo esclusivamente in assemblaggio, oggi, grazie alle dedizione di alcuni produttori e alle nuove tecniche di lavorazione, questo vitigno è ritornato in auge e utilizzato sempre più in purezza. La sua coltivazione è prettamente marchigiana, precisamente nelle province di Macerata e Ancona, qualche piccola produzione la troviamo anche in Umbria, predilige terreni collinari, ben esposti, calcareo-argillosi-sabbiosi che lo arricchiscono di mineralità e salinità. Il vitigno ha una buona e regolare produzione, il grappolo è medio, piramidale, compatto e alato, l'acino è medio, ovale con buccia di colore verde-giallo, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini con profumo cha spazia dall'erbaceo, al fruttato, al floreale con note di foglia di pomodoro, agrumi, salvia, fiori bianchi, camomilla, con una piccola nota di aromaticità che richiama il moscato e un piacevole sottofondo di mineralità, in bocca la freschezza, la morbidezza e la salinità la fanno da padrone, ha una buona alcolicità e finezza, è equilibrato e armonico, con buona struttura, leggermente amarognolo e agrumato nel finale, il titolo alcolometrico minimo è 11°. L'abbinamento ideale per questo vino sono con antipasti, primi e secondi piatti di pesce, grigliate di pesce e carni bianche, formaggi freschi , olive all'ascolana, piadina e pizza, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

mercoledì 26 ottobre 2016

VITIGNO VITOVSKA

Il Carso, territorio roccioso calcareo tra Italia e Slovenia (molto simile è la Murgia Barese, in Puglia), soggetto ad escursioni termiche stagionali, dovute alla Bora e  all'influsso marino, è la patria del vitigno Vitovska o Vitouska, come citato nel registro nazionale varietà di vite e nei disciplinari, noto anche come vitigno di confine insieme al vitigno Terrano. E' un vitigno a bacca bianca del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia, conosciuto, forse, già ai tempi dei Romani, il suo nome sembra derivare dalla località Vipacco, oggi Vitovlje, in Slovenia, territorio italiano fino alla Seconda Guerra Mondiale, qui è conosciuto come Vitovska Gargania. Il territorio così arido, secco, sassoso bianco-grigiastro in contrapposizione alla terra rossa, ricca di mineralità, sopratutto ferro, è l'ideale per la coltivazione di questo vitigno che non ha simili in tutto il bacino del Mediterraneo, l'allevamento della vite avviene su terrazzamenti con muretti a secco, l'uva viene tenuta asciutta dai venti alpini, tra cui la Bora, per l'umidità creata dall'influenza marina e lontana da eventuali malattie, quindi, con poco utilizzo di pesticidi, il grappolo è grande, piramidale, compatto, alato, l'acino è medio, sferico, con buccia poco pruinosa, di colore verde. Vinificato in passato con altre uve, principalmente con la Malvasia Istriana, oggi, grazie ad alcuni appassionati viticoltori, viene vinificato sopratutto in purezza, il vino, che di regola non subisce chiarificazioni o filtrazioni, ha un colore giallo paglierino a volte con riflessi dorati, dovuti all' affinamento in legno, profumo di pera Williams, agrumi, fieno, a volte salvia, in bocca è fresco, sapido con note salmastre e minerali, di corpo, armonico, la gradazione minima è 11°. Ottimo vino da aperitivo, si sposa con antipasti leggeri e primi piatti di pesce, sushi, molluschi, crostacei, carni bianche e formaggi freschi, la temperatura di servizio consigliata è 14°-16°.

venerdì 14 ottobre 2016

VITIGNO QUAGLIANO

Il Quagliano è un vitigno a bacca nera autoctono del Piemonte, esattamente del Saluzzese, un tempo coltivato nella Valle Stura, Val Maira, Val Varaita, oggi localizzato nei comuni di Costigliole Saluzzo e Busca in provincia di Cuneo. Conosciuto già ai tempi dei Romani per le sue qualità diuretiche, la sua uva veniva utilizzata per il consumo giornaliero, le prime notizie le troviamo nei Bandi Campestri della città di Busca nel 1721 e successivamente nel 1749 nei Bandi Campestri della città di Costigliole, il nome sembra derivare dal termine dialettale caià, che significa cagliato, in riferimento al metodo di vinificazione. Oggi, come si diceva, la coltivazione è sulla collina che va da Saluzzo a Busca con ottima esposizione solare, terreno argilloso/calcareo, non ha particolari esigenze di allevamento in quanto non è sensibile alle malattie e avversità climatiche. Il vitigno ha una elevata vigoria, il grappolo è grande, cilindrico,  con due ali, compatto, l'acino è sferico, grosso, con buccia pruinosa, sottile, di colore nero-rossastro. Il vino ha un colore rosso rubino tenue dal profumo vinoso, floreale e fruttato con note di viola, frutti di bosco, lampone, in bocca è poco tannico con leggera acidità, amabile e gradevolmente dolce, a volte vivace, di medio corpo, fine ed armonico, il titolo alcolometrico minimo è 10°, mentre nella tipologia "Spumante" il titolo alcolometrico minimo è 11°. Il Quagliano è un vino che si lascia bere piacevolmente, fresco, abbinandolo con torta di nocciole, torta di frutta, paste di meliga e, volendo provare, anche con salame, la temperatura di servizio consigliata è 8°-10°.

giovedì 15 settembre 2016

VITIGNO DAMASCHINO

Vitigno a bacca bianca di origine incerta, introdotto in Sicilia occidentale, zona di Trapani, nel periodo della dominazione araba, il nome potrebbe far supporre la sua origine dalla città di Damasco, in Siria, quindi Medioriente, però è un'ipotesi non del tutto certa. Le prime notizie risalgono al 1868 grazie al barone Antonio Mendola che lo cita nel suo saggio Ampelografia Italiana e nel 1885 lo troviamo citato nel Bollettino Ampelografico. Molto utilizzato negli anni passati, oggi la sua produzione è molto diminuita a favore del vitigno Catarratto, in quanto più produttivo e resistente alla peronospora e al marciume, viene ancora utilizzato in piccole percentuali, secondo il disciplinare, nel "Marsala DOC" e in purezza nel "Delia Nivolelli Damaschino DOC". Il Damaschino non ha particolari esigenze di coltivazione per ciò che riguarda terreno e clima, la sua produzione è regolare e vigorosa, il grappolo è grande, piramidale, alato, mediamente compatto, l'acino è medio-grande, tondo, con buccia pruinosa, poco resistente, dal colore giallo verdastro con puntini bruni nella parte più esposta al sole. Viene utilizzato, di regola, in uvaggio col Grecanico, Catarratto, se utilizzato in purezza, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, con note fruttate, fine, poco intenso, poco alcolico, di medio corpo, di pronta beva, infatti spesso localmente viene utilizzato per il consumo diretto, ha un grado alcolico minimo di 10,5°. Molto indicato per primi e secondi di pesce, ma anche carni bianche, salumi e formaggi poco stagionati, è buono anche come aperitivo, la temperatura di servizio consigliata è 10°-12°.

mercoledì 22 giugno 2016

VITIGNO RONDINELLA

Parlare di questo vitigno è come evocare un po' la primavera, il richiamo del colore degli acini al piumaggio delle rondini da l'idea della colorazione delle sue uve, parliamo, esattamente, del vitigno Rondinella, cultivar della provincia di Verona, zona Valpolicella e Bardolino, di origini incerte, ma presente sul territorio da molto tempo. Le prime menzioni del Rondinella le troviamo nel 1882, è considerato il vitigno più diffuso e facile da coltivare dell Valpolicella per la sua costante e abbondante produzione, per la resistenza alle malattie, per la predisposizione delle sue uve all'appassimento, grazie alla capacità di accumulare zuccheri, e per l'adattabilità a qualsiasi tipo di terreno e diversi sistemi di allevamento. Il grappolo è medio-grande, piramidale, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, sferico, di colore nero-bluastro con buccia molto pruinosa e consistente, le sue uve vengono vinificate di regola in assemblaggio con Corvina, Corvinone e Molinara, entra nella produzione del Bardolino Superiore DOCG, Amarone della Valpolicella DOCG, Recioto della Valpolicella DOCG, Valpolicella Valpantena DOCG, Valpolicella Superiore DOCG, oltre alle varie DOC e IGT. Se vinificato in purezza le sue uve danno un vino dal colore rosso rubino intenso con profumo fruttato e floreale che ricordano la ciliegia e la violetta, al palato ha una buona acidità, poco tannico e alcolico, di buon corpo, intenso, armonico, la gradazione alcolica minima è 11° fino a raggiungere i 14° nel Recioto e Amarone. E' un vino da tutto pasto con un abbinamento a vasto raggio dalla pasta con legumi, alle carni bianche, formaggi molli, gnocchi, risotti, carni alla griglia, mentre nella composizione assemblata l'abbinamento riguarda primi strutturati, carni rosse, selvaggina, formaggi duri, pasticceria, la temperatura di servizio consigliata varia dai 16° fino ai 22°.

sabato 30 aprile 2016

VITIGNO IMPIGNO

Uno dei vitigni minori della Puglia è sicuramente l'Impigno, a bacca bianca, antico, non si hanno notizie certe, presumibilmente la sua origine si attesta nella Valle d'Itria, esattamente nel comune di Martina Franca, provincia di Taranto, oggi la produzione è esclusivamente in provincia di Brindisi, precisamente nel comune di Ostuni, dove fu introdotto da un viticoltore, agli inizi del Novecento, di nome Impigno, da cui deriverebbe il nome. Soprannominato anche Uarnaccia o Cannamelu, l'Impigno è un vitigno vigoroso con una buona produzione, preferisce terreni collinari argillosi con buona esposizione, poco resistente alla peronospora a differenza delle altre malattie e avversità, ha un grappolo medio, di forma semplice, alato, mediamente compatto, l'acino è medio, ovoidale, con buccia sottile e tenera, poco consistente e pruinosa, di colore verde-ambra. Vinificato, di regola, in assemblaggio con la Verdeca, il Francavilla o il Bianco d'Alessano, da' un vino dal colore giallo paglierino dal profumo di agrumi e pesca con note di erbe e fiori di acacia, al gusto è secco, morbido, di buon equilibrio, la gradazione minima è 11°, ottimo come aperitivo, può essere abbinato a zuppa di pesce, risotti a base di pesce, crostacei, formaggi molli e alla classica tiella barese di riso, patate e cozze, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.

venerdì 22 aprile 2016

VITIGNO INCROCIO MANZONI (famiglia)

La ricerca e gli esperimenti condotti negli anni '30 dal prof. Luigi Manzoni, preside della Scuola Enologica di Conegliano, ha consegnato all'ampelografia italiana una famiglia di incroci tra vitigni contrassegnati da numeri, che da lui prendono il nome, sono tutti vitigni autoctoni del Veneto, esattamente della zona di Treviso, diffusi, ormai, quasi in tutta Italia. Sono vitigni che si adattano a terreni e climi diversi tra di loro, preferendo, però, quelli collinari, poco compatti, profondi, freschi e fertili, qui tratteremo di quelli più conosciuti e utilizzati.


 incrocio manzoni 6.0.13 o bianco
Incrocio Manzoni 6.0.13 o Bianco
 Questo vitigno, conosciuto anche come Incrocio Manzoni, è il clone più famoso e utilizzato di questa famiglia, nasce dall'incrocio tra Riesling Renano e Pinot Bianco, rientra nell'uvaggio della DOCG Colli di Conigliano e in varie DOC e IGT. Presenta un grappolo piccolo, conico o cilindrico, spesso alato, mediamente compatto, l'acino è medio-piccolo, sferico con buccia spessa e consistente, poco pruinosa di colore giallo-verde, il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini dal profumo fruttato e floreale, con note di miele e di idrocarburi con l'invecchiamento, delicato, fine, lievemente aromatico, il sapore è sapido, con buona acidità, discreta gradazione, di buon corpo ed equilibrato. Ottimo vino da aperitivo, può essere abbinato a piatti di pesce, risotti, asparagi, formaggi poco stagionati, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.
incrocio manzoni 2.15 o rosso
 Incrocio Manzoni 2.15 o Rosso                                                                                                                         Questo vitigno, noto anche come Manzoni Rosso, con il suo omologo Incrocio Manzoni 2.14, è un incrocio tra il vitigno Glera (Prosecco)  e il Cabernet Franc, nasce, però, da un errore, in quanto il prof. Manzoni voleva ottenere un vitigno dalla produttività del Glera e gli aspetti qualitativi dal Sauvignon  a bacca bianca, solo che, per errore, la varietà impollinatrice era a bacca nera, per cui si è pensato al Cabernet Sauvignon, solo da un'analisi del DNA nel 2010 si è scoperto che si trattava del Cabernet Franc. E' un vitigno con buona produzione, il grappolo è medio, cilindrico o piramidale, spesso alato, compatto, l'acino è medio, tondo, con buccia spessa, pruinosa, di colore blu-viola, il vino ha un colore rosso rubino intenso dai riflessi violacei, il profumo è fruttato con note di sottobosco, more, lamponi, il gusto è morbido, poco tannico, buona alcolicità, equilibrato, di corpo, la gradazione minima è 11°, si accosta bene a primi piatti con sughi leggeri, carni bianche e arrosti poco strutturati, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.                                                                                                                                                                                    
incrocio manzoni 13.0.25 o moscato
Incrocio Manzoni 13.0.25 o Moscato
Questo vitigno, noto anche come Manzoni Moscato, è un incrocio tra il Raboso Piave e il Moscato d'Amburgo, diffuso, sopratutto, in provincia di Treviso, molto utilizzato nella spumantizzazione. Ha un grappolo medio-grosso. piramidale, molto compatto, l'acino è medio-grosso, ovoidale, con buccia spessa, pruinosa, di colore blu-nero, il vino ha un colore rosso rubino scarico, tendente al rosato, con tonalità violacee, al naso è fruttato con note di ciliegia, fragola, agrumi, vaniglia, il sapore è equilibrato, armonico con buona morbidezza, buona acidità e tannicità, leggermente amabile, la gradazione minima è 10,5°, ottimo per i dessert, la temperatura di servizio consigliata è 10°-12°.
                                           
 incrocio manzoni 1.50 o rosa
     Incrocio Manzoni 1.50 o Rosa e Manzoni 2.30
incrocio manzoni 2.30
Questo vitigno è un incrocio tra il Trebbiano e il Traminer Aromatico, distinto in due cloni, il Manzoni 1.50, detto anche Manzoni Rosa, avendo la bacca di color rosa, dominata dall'aromaticità del Traminer, e il Manzoni 2.30, a bacca bianca, dominata dalla caratteristica del Trebbiano con grappolo più grande e contenuto zuccherino più elevato rispetto al fratello. Adatti ambedue alla spumantizzazione, danno un vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdolini, floreale, fruttato con note agrumate e speziate, in bocca è fresco, sapido, gradevolmente caldo, di buon corpo, la gradazione minima è 11°. Ottimo come aperitivo, può essere abbinato a primi piatti e risotti alle verdure, crostacei, carni bianche , la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.                                                                          
                                                      
                                                                                             

venerdì 15 aprile 2016

VITIGNO VIEN DE NUS

Quasi certamente, in analogia ad altri vitigni valdostani, il Vien de Nus appartiene alla famiglia degli Orious, un gruppo di vitigni autoctoni  della Valle d'Aosta, suddiviso in passato in due sottogruppi, Gros e Petit Orious, per questo conosciuto anche col sinonimo di Gros Vien, Gros Rodzo o Gros Orious. E' un vitigno a bacca rossa conosciuto, forse, già ai tempi dei Romani, infatti la leggenda narra che il vino di questo vitigno fosse apprezzato già da Ponzio Pilato, coltivato maggiormente nella zona del paese di Nus è, insieme al Petit Rouge, il vitigno più coltivato della Valle d'Aosta su ambedue i versanti del fiume Dora Baltea. Si presta sia all'allevamento a filare basso, usato nei terreni in pendio, sia a pergolato, usato nel fondo valle, dove il terreno è più profondo e fresco, è un vitigno molto vigoroso con una produzione regolare, è resistente alle malattie e alle avversità climatiche, il grappolo è medio-grande, conico o piramidale, alato con due o tre ali, mediamente compatto, l'acino è grande, sferico, con buccia molto pruinosa, spessa, di colore nero con riflessi blu. Vinificato, di regola, in assemblaggio con altri vitigni della regione, in purezza da' un vino rosso rubino tendente al granato con profumo fruttato di frutta rossa, vinoso, delicatamente intenso con moderata persistenza, dal gusto secco, morbido, fresco, poco alcolico, moderatamente tannico, di buon corpo, la gradazione alcolica minima è 11°, è un vino da tutto pasto, si abbina a salumi ( mocetta), formaggi (fontina), primi piatti con sughi non molto strutturati, cotoletta alla valdostana, ricette di carni rosse tipicamente regionali, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 6 aprile 2016

VITIGNO UVA RARA

Diffuso principalmente in Piemonte, nel Vercellese, nel Novarese, nel Tortonese e in Lombardia, nell'Oltrepò Pavese, l'Uva Rara è un vitigno a bacca rossa di antiche origini. Confuso per tanti anni con il vitigno Bonarda già dal Di Rovasenda nel 1877 e successivamente dal Molon nel 1906, oggi, grazie a studi di ricerca, è definito un vitigno ben identificato, anche se in determinate zone viene usato ancora il sinonimo di Bonarda di Cavaglià, Bonarda di Gattinara, Bonarda Novarese, Balsamina, Rairone. Il nome deriverebbe dal grappolo molto spargolo per effetto della colatura che incide sulla sua produt tività, il vitigno viene coltivato su terreni collinari argillosi con sistemi espansi che prevedono più capi a frutto su cordone, ma si adatta anche alla controspalliera, è poco tollerante all'oidio, difficilmente viene attaccato dal marciume e dalla muffa per effetto del grappolo spargolo,medio-grande, conico, a volte tronco, l'acino è medio-grande, sferico, leggermente appiattito, con buccia mediamente pruinosa di colore blu scuro. Consumata spesso come uva da mensa per l'elevato contenuto zuccherino e poca acidità, raramente l'Uva Rara viene vinificata in purezza, viene utilizzata spesso in assemblaggi con piccole percentuali, come nel " Gattinara DOCG " e nel " Ghemme DOCG ". Il vino ha un colore rosso rubino poco intenso con riflessi violacei, fruttato e floreale con note di marasca e viola, poca acidità, scarsamente tannico, buona alcolicità e persistenza con un retrogusto amarognolo, ha una gradazione minima di 11°, buon abbinamento con salumi, primi piatti con sughi leggeri, carni bianche e rosse, formaggi poco stagionati, insomma un vino da tutto pasto da servire ad una temperatura di 16°-18°.

martedì 29 marzo 2016

VITIGNO FORTANA

Diffuso nella Pianura Padana, principalmente in Emilia Romagna, il Fortana è un vitigno a bacca rossa, la sua introduzione in Italia è opera, si racconta, di Renata di Francia, duchessa di Ferrara, che portò in dote nel 1528 delle barbatelle al Duca d'Este Ercole II dalla Cote-d'Or, in Borgogna (Francia), per questo è conosciuta col sinonimo di Uva d'oro, oltre che Brugnola, Dallora nera, Uva francese nera. La zona di eccellenza di questo vitigno è quella di Bosco Eliceo tra le province di Ferrara e Ravenna, è uno dei pochi vitigni italiani franco di piede, perchè il terreno sabbioso di questa zona non ha consentito lo sviluppo della fillossera, pertanto non è stato necessario l'innesto su vite americana. Citato già all'inizio del Seicento da Agostino Gallo e successivamente nel 1825 dall'Acerbi, che colloca questo vitigno nell'Oltrepò Pavese, un'altra zona di diffusione del Fortana è quella della Bassa Parmense, percorsa dal fiume Taro. Il nome deriverebbe da fruttana, vecchio nome del vitigno, con riferimento alla produttività, il grappolo è grande, piramidale, compatto, l'acino è grande, a forma di ellisse, con buccia sottile, molto pruinosa, dal colore nero tendente al blu, la produttività è buona, la maturazione tardiva. Utilizzato poco in purezza, il vino ha un colore rosso rubino tendente al porpora, di poco pregio, dal profumo fruttato, sapido, tannico, poco alcolico, con elevata acidità che lo rende adatto anche alla spumantizzazione, il grado alcolico minimo è 10,5°, l'abbinamento è adatto per salumi, piatti tipici della cucina ferrarese, pesce di laguna, anguilla grigliata, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

giovedì 10 marzo 2016

VITIGNO BIANCHELLO 0 BIANCAME

Questo vitigno autoctono a bacca bianca è diffuso principalmente nelle Marche, zona Pesaro-Urbino, e in Romagna, zona di Rimini, ma lo troviamo anche in Toscana e Umbria, è conosciuto col nome di Biancame o Bianchello, ma ha vari sinonimi quali Trebbiano Toscano e Greco Bianco tra i più citati. Le sue origini, secondo alcuni, si attestano a qualche  secolo avanti Cristo, infatti Tacito cita la sconfitta del condottiero cartaginese Asdrubale ad opera dei Romani nella battaglia del Metauro, perchè i suoi soldati erano ubriachi grazie a questo vino. E' un vitigno che predilige terreni calcarei-argillosi, ben soleggiati, non ha particolari esigenze di allevamento, ha una abbondante produzione ed è resistente alle malattie, il grappolo è medio-grande, semi spargolo, cilindrico o conico o piramidale, spesso alato, l'acino è medio-grosso, tondo con buccia sottile e poco consistente, di colore giallastro, spesso cosparso di macchie marrone, poco pruinosa, le sue uve concorrono al Bianchello del Metauro DOC, Colli di Rimini DOC e Colli Pesaresi DOC. Il vino ha un colore giallo paglierino con profumi di mela e di pesca, leggermente speziato, in bocca presenta una buona acidità, sapidità, persistenza, armonico con un leggero restrogusto amarognolo, ha una gradazione minima di 11°, l'abbinamento consigliato è con antuipasti di pesce, molluschi, crostacei, primi piatti con salse delicate, primi e secondi piatti di pesce, formaggi freschi, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°.

mercoledì 2 marzo 2016

VITIGNO PRIE' ROUGE o PREMETTA

In Valle d'Aosta la coltura della vite risale ai tempi dei Romani, è una viticoltura, possiamo definirla, eroica in quanto, essendo una valle stretta, le maggior parte delle vigne sono su terrazzamenti e ad una altitudine che arriva anche oltre i mille metri. è una valle percorsa dalla Via Francigena che percorrevano i pellegrini per raggiungere Roma. E' una terra, la Valle d'Aosta, di vitigni autoctoni, uno tra questi è il Priè Rouge o Premetta, diffuso nella parte centrale della Valle tra Aosta e Avise con piccoli appezzamenti. E' un vitigno a bacca rossa, si ritiene che sia una mutazione del vitigno Priè Blanc, viene vinificato sia in assemblaggio che in purezza, ha un grappolo grande, piramidale, alato, mediamente compatto, l'acino è medio-grande, di forma ovoidale con buccia molto pruinosa di colore  che va dal rosa al violaceo, ha una buona e regolare produttività. Il vino ha un colore rosa cerasuolo con note fruttate e floreali, in bocca ha una buona acidità, che lo rende adatto alla spumantizzazione, poco alcolico ma con un tannino ben marcato che viene arrotondato con brevi affinamenti, di corpo, la gradazione alcolica minima è 11°. E' un vino che si abbina a polenta, gnocchi, cotoletta alla valdostana, selvaggina, salumi e formaggi tipici, quale la Fontina, latemperatura di servizio consigliata è 16°-18°.

mercoledì 24 febbraio 2016

VITIGNO CAGNULARI

Il Nord-Ovest della Sardegna, provincia di Sassari, è l'ambiente ideale di questo antico vitigno autoctono a bacca rossa somigliante e assimilato da molti con il Bovale, da cui si ipotizza la provenienza spagnola durante il dominio aragonese del Seicento. Il Cagnulari ha vari sinonimi, in Gallura viene chiamato Caldarello o Caldareddu, ad Alghero è chiamato Cagliunari, un tempo veniva utilizzato spesso in assemblaggio con altri vitigni locali, tra cui il Cannonau e il Pascale, per dare corposità e intensità al vino, oggi, grazie alle nuove tecnologie, viene vinificato sempre più in purezza, predilige terreni calcarei-argillosi con buona esposizione e soleggiati, viene allevato con il sistema ad alberello o controspalliera bassa in modo che si arricchisca di zuccheri e sostanze polifenoliche da conferire struttura e complessità al vino. Il grappolo è medio, conico o cilindrico, a volte alato, l'acino è medio, tondo con buccia spessa, pruinosa dal colore nero-violaceo, ha una abbondante produzione, il vino ha un colore rosso rubino con profumi di frutti di bosco con una lieve nota balsamica e speziata, al palato è caldo, fresco, ben strutturato, con un tannino morbido e vellutato e un finale persistente, il grado alcolico minimo è 11°, fa parte della DOC Alghero. I primi piatti con sugo di carne, arrosti, carni rosse, selvaggina, formaggi stagionati sono gli abbinamenti ideali per questo vino, la temperatura di servizio consigliata è 18°-20°.

venerdì 12 febbraio 2016

VITIGNO GAMAY DEL TRASIMENO o PERUGINO

Il Lago Trasimeno, in Umbria, provincia di Perugia, con le sue pendici è il luogo deputato per la coltivazione del vitigno autoctono Gamay del Trasimeno, detto anche Gamay Perugino, a bacca nera. Confuso spesso col più noto vitigno francese Gamay, recenti analisi genetiche dell'Università di Perugia hanno stabilito che è un vitigno appartenente alla famiglia delle Guarnaccia, di origine spagnola, introdotto sul territorio del Trasimeno con la dominazione spagnola del 1600 e testimoniato dal matrimonio del Duca di Castiglione del Lago Fulvio Alessandro della Corgna e la Duchessa Eleonora de Mendoza. Il clima, a cui sono sottoposti i vigneti, è mitigato dalla presenza del lago con basse escursioni termiche tra il giorno e la notte, il terreno di coltivazione è sabbioso-argilloso, ben ventilato e ben esposto, il vitigno ha una buona produzione, il grappolo è medio, cilindrico, spesso alato, compatto, l'acino è medio con buccia consistente, pruinosa, di colore blu. Le sue uve, vinificate di regola in purezza, danno origine alla DOC Colli del Trasimeno, il vino ha un colore rosso rubino con sfumature violacee fino al granato, in caso di invecchiamento, ha profumi fruttati di frutti di bosco, ciliegia, erbe mediche, cacao, liquirizia, in bocca è caldo, morbido, sapido, con una buona vena tannica e buona acidità, ha una gradazione minima di 12°. L'abbinamento ideale è con primi piatti strutturati, pasta al forno, arrosti, anche con piatti di pesce tipicamente di lago, la temperatura di servizio consigliata è 18°-20°.

martedì 9 febbraio 2016

VITIGNO NOTARDOMENICO

Il Notardomenico è un vitigno a bacca rossa della Puglia, diffuso in provincia di Brindisi, precisamente nei comuni di Ostuni, Carovigno, Cisternino e San Vito dei Normanni sin dall'antichità, il suo nome viene citato per la prima volta, grazie al Di Rovasenda, nel 1877 senza dare alcuna descrizione ampelografica, non conosciamo l'origine del suo nome così particolare, non ha una sua specifica
coltivazione, ma spesso lo troviamo in modeste  piantaggioni con altri vitigni, tipo l'Ottavianello. Come vitigno ha una discreta produzione, Ha una buona tolleranza alle malattie parassitarie, il grappolo è medio, cilindrico o conico, con o senza ali, mediamente compatto, l'acino è medio, tondo con buccia pruinosa, sottile di color rosso-violetto, la maturazione è a metà settembre, la vinificazione è di regola in assemblaggio con l'Ottavianello, anche se da qualche anno alcuni produttori stanno cercando di vinificarlo in purezza  per vini rosati. Purtroppo nella produzione specifica del vino non si hanno descrizioni enologiche e organolettiche dettagliate, la gradazione media è di 11°, l'abbinamento è a tutto pasto, la temperatura di servizio consigliata è16°-18°. 

martedì 19 gennaio 2016

VITIGNO MOLINARA

Il Veneto, precisamente la provincia di Verona ( Valpolicella e Valpantena), è la zona di produzione di questo vitigno autoctono a bacca nera, non abbiamo notizie certe sull'origine, le prime menzioni le abbiamo agli inizi del 1800 ad opera del Pollini,seguite dall'Acerbi fino al Di Rovasenda. Il nome Molinara, da mulino, è dovuto all'abbondante pruina sugli acini  tanto da sembrare farina, in queste zone assume vari sinonimi, quali "Rossana, Rossanella, Brepon, Ua' Salà (uva salata, per via della sua sapidità), questo vitigno fino al 2002 era presente con un 5%-25% "obbligatoriamente", come da disciplinare, nella produzione dei Recioti, Amaroni, i  Valpolicella Doc, dal 2003 è stata inserita la parola "consentita" nel disciplinare, per cui non viene quasi più utilizzato nell'uvaggio. E' un vitigno quasi abbandonato per via della scarsa colorazione che apporta ai vini e la maturazione tardiva ( dopo la metà di ottobre ), pertanto solo la perizia di qualche produttore lo sta vinificando in purezza, ha una buona vigoria e abbondante produzione, ha un grappolo medio, piramidale allungato, con due piccole ali, spargolo, l'acino è medio, ellisoidale con buccia molto pruinosa, di colore rosso-violaceo, leggermente spessa, è presente con un 15% nell'uvaggio del " Bardolino Superiore DOCG ", oltre che in varie Doc e Igt, è coltivato anche in Lombardia , in provincia di Mantova. Il vino, vinificato in purezza, ha un colore rosato-cerasuolo, profumo delicato, sapido, di corpo medio con gradazione alcolica media di 11°, nella versione spumante è un buon aperitivo e si abbina molto bene a piatti di pesce, nella versione rosato-cerasuolo si abbina a primi con sughi di carne, a secondi di carne rossa, a formaggi semi-duri, la temperatura di servizio consigliata è 16°-18°.