martedì 31 marzo 2015

VITIGNO FAVORITA o FURMENTIN

 langhevini.it
Vitigno autoctono del Piemonte, costituisce , insieme all'ARNEIS, la base ampelografica dei vitigni a bacca bianca del Roero, zona in provincia di Asti e Cuneo, e della Valle Belbo, dove è conosciuto col nome di Furmentin, dovuto alla colorazione giallo-dorata dell'uva simile al grano al momento della mietitura. Conosciuto col nome di Vermentino in Liguria, Toscana e Sardegna, col nome di Pigato nella Riviera Ligure di Ponente, gli ampelografi vogliono far risalire le sue origini in Liguria, introdotto, successivamente, nel Basso Piemonte tramite le carovane sulle strade del sale e dell'olio. Dopo un lungo periodo di scarsa importanza, questo vitigno nel 1676, come risulta dai registri di cantina dei Conti Roero di Vezza e Guarene, ha iniziato ad avere notorietà grazie alla vinificazione delle sue uve, nel corso dei secoli, purtroppo, ha avuto degli alti e bassi e, finalmente, negli anni settanta, grazie alle nuove pratiche e tecnologie di cantina, ha riassunto la sua identità. Oggi viene coltivato in zone collinari sabbiose, argillose e calcaree, viene allevato col sistema a controspallira con potatura Guyot con un capo a frutto, ma anche con due, ha una elevata vigoria e produzione, la foglia è grande, pentagonale con cinque lobi, il grappolo è di media grandezza, cilindrico o piramidale, con una o due ali, generalmente spargolo, l'acino è medio-grande, sferico, tollerante all'oidio, più suscettibile alla peronospora. Le uve Favorita vengono utilizzate per la produzione di bianchi secchi o spumanti, se vinificate in purezza, danno un vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli dal profumo fruttato e floreale con note di banana, albicocca, pesca, biancospino, il sapore è fresco, morbido, vellutato, armonico, con un retrogusto di mandorla, ottimo come aperitivo, si accompagna bene con antipasti delicati, piatti di pesce e carni bianche, la gradazione alcolica minima è 11°, la temperatura di servizio consigliata è 10°-14°.

Motto: Versa, Afrodite, nelle tazze d'oro Vino celeste e insieme gioia. ( SAFFO )

martedì 24 marzo 2015

VITIGNO UVA di TROIA o NERO di TROIA

Uva di Troia
La storia di questo vitigno a bacca nera autoctono della Puglia centro- settentrionale, zona della Daunia e del Barese, è antica, vi sono varie ipotesi sull'origine, una delle più accreditate è quella che questo vitigno sia stato introdotto nella regione dall'Asia Minore ad opera dell'eroe greco Diomede di ritorno dalla famosa guerra di Troia, da cui il nome, altra ipotesi è quella che sia stato introdotto dall'Albania dalla città di Craja, l'altra, ancora,la vuole originaria della stessa città di Troia, in provincia di Foggia. Considerato uno dei tre vitigni a bacca rossa insieme al Negroamaro e al Primitivo più importanti della Puglia, utilizzato in passato per le sue caratteristiche come vino da taglio per rafforzare in colorazione e corpo altri vini, oggi l'Uva di Troia o Nero di Troia ha una sua identità ben definita; esistono due varietà di questo vitigno, una ha grappolo e acino grande, l'altra, conosciuta a livello locale col nome di Carmosina, ha grappolo e acino più piccolo. Concorre con altri vitigni, quali Sangiovese, Montepulciano, Malvasia nera di Brindisi  ed altri alla DOC Cacc'e Mmitte di Lucera.Questo è un vitigno che si adatta a qualsiasi terreno, sistema di allevamento e potatura, ha una buona produzione, la foglia è di forma media con cinque lobi, il grappolo è di forma piramidale, spesso alato, l'acino è sferico con buccia spessa e consistente. Le uve, vinificate in purezza, danno un vino dal colore rosso rubino intenso dal profumo vinoso, fruttato, floreale, speziato con note di amarena, mora, viola, liquirizia, in bocca è asciutto, fresco per l'acidità, tannico, con una buona struttura alcolica, di corpo, armonico, la gradazione alcolica minima è 12°, si abbina con primi piatti strutturati, carni alla griglia, arrosti, formaggi maturi, la temperatura di servizio ideale è 18°-20°.

Motto: Lo stimolo del Vino è favorevole al gioco dell'invenzione e alla
             scorrevolezza dell'espressione. ( G.C. LICHTENBERG )

VITIGNO BIANCOLELLA

 ilgiardinomediterraneo.it
Antico vitigno a bacca bianca autoctono della Campania, habitat ideale l'isola di Ischia, introdotto, molto probabilmente, dai Greci dall'isola di Eubea, diffuso anche in Corsica col nome di Petite Blanche. I terreni vulcanici, ricchi di minerali tra cui il fosforo e il potassio, ma anche quelli argillosi, dal clima caldo e ventilato, sono l'habitat ideale per questo vitigno che viene allevato con sistema poco espanso e potatura mista, resistente alle malattie, poco alla peronospora, la foglia è di forma media con tre o cinque lobi, il grappolo è medio, di forma cilindrico o piramidale , compatto con una o due ali, l'acino è medio, sferico con buccia sottile e pruinosa, ha una scarsa vigoria e media produzione. Le uve sono vinificate, di regola, in assemblaggio col vitigno Forastera o Falanghina, dando vita alle varie DOC o IGT regionali, alcuni viticoltori le vinificano in purezza, il vino ottenuto ha un colore giallo paglierino un pò scarico con riflessi verdolini dal profumo fruttato con note agrumate, frutta a polpa gialla, mandorla, ginepro, in bocca ha una buona freschezza, sapidità, asciutto, retrogusto ammandorlato, armonico, di corpo, la sua gradazione minima è 11°. Il Biancolella si abbina molto bene con la cucina di mare, primi piatti di pesce, frutti di mare, crostacei, antipasti leggeri, spesso è abbinato con la mozzarella, la temperatura di servizio è 12°-14°.

Motto: Il Vino è il fiore all'occhiello della civiltà. ( WERUMEUS BUNING )

giovedì 19 marzo 2015

VITIGNO FRIULANO

 lifegate.it
Il Friulano è un vitigno autoctono a bacca bianca del Friuli Venezia Giulia, coltivato anche in Veneto dove viene chiamato Tai, la sua storia è molto complessa dalle origini alla denominazione, alcuni affermano che sia stato introdotto in Italia dall'Ungheria, altri affermano, secondo una interpretazione storica molto diffusa, che sia stato introdotto dal Friuli in Ungheria sotto il regno di Bela IV, altri, ancora, affermano che sia stato introdotto dalla Francia, vista una certa rassomiglianza, da recenti studi, col vitigno Sauvigon. Questo vitigno fino al 2007 era conosciuto come Tocai, poi una sentenza della Comunità Europea ha stabilito la paternità all'Ungheria, che con il nome Tokaj identifica il famoso vino dolce e liquoroso ( nulla di comune con quello friulano che è secco ) prodotto con uve Furmint nell'omonima regione ungherese. Il Friulano è presente come uvaggio all'85% nella Lison DOCG e col 50% nella Rosazzo DOCG con Sauvignon, Pinot bianco, Chardonnay e Ribolla Gialla, e in altre Doc, come vitigno predilige terreni collinari argillosi-calcarei, asciutti in quanto teme l'umidità e le malattie, ha una buona e costante produttività, il sistema di allevamento è prevalentemente a Guyot e Cordone speronato. La foglia è di media grandezza, pentagonale con tre lobi, il grappolo è medio, conico o piramidale con due ali, l'acino è medio , tondo con buccia pruinosa, le uve vengono vinificate in assemblaggio ma anche in purezza dove il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, il profumo è fruttato e floreale con sentori di mela, pesca, fiori di campo, mandorla, in bocca è asciutto, caldo, pieno e persistente con un piacevole retrogusto di mandorla, la gradazione alcolica minima è 11°. Il Friulano è un vino da tutto pasto che si sposa bene con i piatti tipici del territorio, antipasti di prosciutto e insalate di mare, piatti di pesce o grigliate di pesce, formaggi a pasta molle, la temperatura di servizio consigliata è 12°-14°

Motto: Un pranzo senza vino è come un giorno senza sole.
             ( LOUIS PASTEUR )

sabato 14 marzo 2015

VITIGNO BIANCO d'ALESSANO

 worldwinepassion.it
Non abbiamo notizie certe sull'origine del Bianco d'Alessano, vitigno autoctono a bacca bianca della Puglia, le prime citazioni sono del 1877 ad opera del Rovasenda che testimonia la sua presenza nella zona di Martina Franca, la nota Valle d'Itria, territorio collinare calcareo dalla terra rossa per la presenza di idrossido di ferro. La zona è caratterizzata da un clima caldo-arido che consente a questo vitigno una buona produzione ma di scarsa qualità, per cui viene vinificato quasi sempre in assemblaggio con la Verdeca, non patisce le malattie ma ha scarsa resistenza per le gelate, il sistema di allevamento è prevalentemente ad alberello, ha foglia media, il grappolo medio-grande, conico, compatto con un'ala, l'acino è medio, sferico con buccia spessa e pruinosa. Questo vitigno, tempo addietro, era stato quasi abbandonato dai viticoltori per la  scarsa qualità delle sue uve a vantaggio del vitigno Verdeca, oggi, invece, la dedizione di alcuni produttori lo ha riportato in auge vinificandolo in purezza ottenendo dei buoni risultati che fanno ben sperare per il futuro di questo vitigno che rientra nell'uvaggio di alcune DOC pugliesi. Il vino, in purezza, ha un colore giallo paglierino scarico dal profumo floreale e fruttato con una fragranza aromatica e leggermente speziata, in bocca si presenta morbido, secco , fresco con un piccolo finale ammandorlato, armonico e di corpo, la gradazione alcolica minima è 11°, ottimo come aperitivo, indicato per antipasti, verdure, piatti di pesce, la temperatura di servizio ideale è 12°-14°.

Motto: Il Vino offre una gamma maggiore di godimento e apprezzamento
             rispetto a qualsiasi altra entità puramente sensoriale che possa essere
             acquistata. ( ERNEST HEMINGWAY )

lunedì 9 marzo 2015

VITIGNO DURELLA

 ilgiornaledivicenza.it
I Monti Lessini, a cavallo delle province di Verona e Vicenza, antico territorio vulcanico, rappresentano la zona di coltivazione del vitigno autoctono a bacca bianca Durella, conosciuto e coltivato fin dal medioevo in questa zona col nome di Durasena, dal latino Durus Acinus, con chiaro riferimento allo spessore della buccia dell'acino, ad una acidità elevata e ad una asprezza importante da renderlo adatto come vino da taglio. I terreni di coltivazione sono quelli collinari argillosi-calcarei, vulcanici, ricchi di ferro, magnesio, sali minerali che gli conferiscono una elevata vigoria, un' abbondante produzione e resistente alle malattie, la foglia è media con tre lobi, il grappolo è di media grandezza, piramidale, compatto con un'ala, l'acino è di medie dimensioni, ovoidale con buccia coriacea, da cui deriva il nome del vitigno. Il vino, a differenza del vitigno, è chiamato al maschile Durello e le uve vengono vinificate nella tipologia secco, passito e spumante che è quella più utilizzata, vista l'alta acidità e sapidità, infatti la spumantizzazione avviene col metodo classico ( rifermentazzione in bottiglia ) con l'utilizzo dell'85% di uva Durella e con eventuale aggiunta di Chardonnay, Garganega, Pinot nero, Pinot bianco, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, profumo delicato, leggermente fruttato, vinoso dal sapore piacevole, fresco, sapido, armonico, di buon corpo, la gradazione alcolica minima è 11°, ottimo come aperitivo, è adatto per antipasti, pesce, il classico baccalà alla vicentina, la temperatura di servizio ideale è 12°-14°.

Motto: Una bottiglia di Vino richiede di essere condivisa; non ho mai
             incontrato un amante del Vino tirchio. ( CLIFTON FADIMAN )

venerdì 6 marzo 2015

VITIGNO RUCHE'

 viniastimonferrato.it
Il Ruchè è un vitigno autoctono a bacca rossa del Piemonte che ha origini incerte e antiche, è coltivato prevalentemente nel comune di Castagnole Monferrato e comuni limitrofi in provincia di Asti e grazie al prete contadino di questo paese questo vitigno è stato riscoperto negli anni settanta. Alcuni studiosi ritengono che il Ruchè sia stato introdotto in Piemonte dai monaci cistercensi dalla Borgogna e piantato nel loro monastero dedicato a San Rocco, da cui deriverebbe il nome del vitigno, altri  ritengono che il nome del vitigno deriverebbe dal termine dialettale roche, che indica la parte collinare di coltivazione più ripida, infatti questo vitigno predilige i terreni collinari calcarei, asciutti e ben soleggiati da garantire una buona vigoria e una produzione regolare, concorre alla quasi totale vinificazione del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG con l'eventuale aggiunta di Barbera e/o Brachetto. La foglia ha grandezza medio-piccola a forma di cuneo con tre o cinque lobi, il grappolo è medio-grande, cilindrico con due ali ben sviluppate, l'acino è medio-piccolo con buccia molto pruinosa e spessa. Ritenuto negli anni settanta vino della festa e delle grandi occasioni, oggi è un vino molto apprezzato e rivalutato, ha un colore rosso rubino con riflessi violacei, al naso è leggermente aromatico, speziato, fruttato con profumi di albicocca, ciliegia, geranio, in bocca è intenso, persistente, secco, morbido, fresco, armonico, di corpo, la gradazione alcolica minima è 12,5°, vino da tutto pasto, si abbina ai piatti della cucina tipica piemontese, agnolotti, tagliolini, arrosti, selvaggina, formaggi stagionati, salumi, la temperatura di servizio è 16°-18°.

Motto: Effettivamente mi basta un solo bicchiere per sentirmi sazio. Il guaio è
             che non riesco a ricordarmi se è il tredicesimo o il quattordicesimo.
             ( GEORGE BURNS )

mercoledì 4 marzo 2015

VITIGNO PERRICONE o PIGNATELLO

 sorgentedelvino.it
Il Perricone è un vitigno autoctono a bacca rossa della Sicilia, diffuso principalmente nella provincia di Palermo e di Trapani, ma anche in quella di Agrigento e Messina, utilizzato nella vinificazione del Marsala Ruby e di altre Doc e Igt siciliani, nella zona di Trapani è chiamato Pignatello, derivato dal termine dialettale pignatidare col quale si indicano le terre rosse di questa provincia da cui vengono prodotto le pignatte da cucina. A metà del secolo scorso questo vitigno ha rischiato l'estinzione a causa della crisi del Marsala per cui era stato quasi abbandonato la produzione, ma grazie all'interesse di alcuni coltivatori è stato salvato. I terreni di coltivazione sono quelli collinari argillosi-calcarei e l'allevamento è a piccola espansione con potatuta corta o mista, questo vitigno ha una buona produzione e vigoria, la foglia è di media grandezza, pentagonale con grappolo conico o piramidale, alato, allungato, compatto e acino di forma sferica con buccia spessa e molto pruinosa. Le uve vengono vinificate spesso in assemblaggio col Nero d'Avola, da un pò di anni la vinificazione in purezza sta prendendo il sopravvento, il vino ha un colore rosso rubino intenso  con note speziate e fruttate di pepe, ginepro, ciliegia e prugna, in bocca si presenta con una certa eleganza sostenuta da un buon grado alcolico, con una buona morbidezza, mediamente tannico, secco, con un finale ammandorlato, di corpo, persistente, il grado alcolico minimo è 11°, è un vino da tutto pasto, ideale con peperonate, carni, salumi e formaggi semistagionati, la temperatura di servizio è 16°-18°.

Motto: I buoni Vini sono quelli che acquetano le procelle si fosche e rubelle.
            ( FRANCESCO REDI )